In un mondo segnato da tensioni geopolitiche, crisi globali e un’esplosione senza precedenti del commercio elettronico che spalanca le porte a un potenziale scambio di flussi incontrollato, la dogana smette di essere un filtro fisico e cartaceo per diventare un ecosistema digitale integrato, che vuole proteggere i cittadini in termini di sicurezza dei prodotti e al contempo fare da volano per la competitività del sistema industriale e produttivo.
L’obiettivo è chiaro: trasformare la dogana in un motore di prosperità, semplificando la vita alle imprese oneste e contrastando fortemente chi tenta di eludere le regole.
Un sistema unico di connessione e scambio dati per le merci in ingresso e in uscita, attuabile attraverso la previsione di un data hub centralizzato coordinato dall’apposita Authority: questo il cuore pulsante della rivoluzione in atto a mezzo della quale l’Unione europea ha deciso di eliminare le frammentazioni che finora hanno reso vulnerabile il mercato unico e di qualificarsi definitivamente come un’entità unica.
Il 26 marzo 2026 segna allora una data storica per l’integrazione europea: il Parlamento e il Consiglio Ue hanno raggiunto un accordo politico complessivo sulla riforma doganale con l’ambizioso obiettivo di introdurre un’architettura moderna progettata per abbracciare l’era dei dati.
La necessità di questa riforma, proposta originariamente dalla Commissione nel maggio 2023, punta a digitalizzare e semplificare le procedure, riducendo i costi operativi e la frammentarietà che finora ha visto gli importatori interagire con 27 amministrazioni diverse e oltre 111 sistemi informatici non sempre interconnessi.
La trasformazione in corso rappresenta, allora, una grande opportunità per le imprese che dovrebbero iniziare da subito a mappare i propri flussi logistici in ottica digitale: la riforma elimina gradualmente il concetto di “dichiarazione cartacea” a favore di una trasmissione continua di dati e in tal senso adeguarsi oggi significa non subire shock operativi domani.
1 Le tappe della riforma
Il data hub
L’accordo prevede l’avvio di un mix di misure immediate e a lungo termine. Il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, con la maggior parte delle disposizioni applicabili dopo un periodo transitorio di 12 mesi.
Le scadenze più ravvicinate riguardano l’e-commerce con l’introduzione dal 1° luglio 2026 del dazio temporaneo di tre euro per i pacchi sotto i 150 euro e la previsione, a partire dal 1° novembre 2026, della handling fee per coprire i costi amministrativi di gestione dei pacchi.
Un po’ più a lungo raggio l’effettività del pilastro tecnologico della riforma, l’Eu Customs data hub - un’interfaccia digitale unica che deve sostituire gli attuali sistemi informatici nazionali - che vedrà la luce per l’e-commerce nel 2028, per poi aprirsi facoltativamente alle altre imprese nel 2031 e diventare obbligatorio per tutti nel 2034.
Nonostante tali scadenze possano apparire ancora distanti, è proprio il tempo ancora a disposizione a costituire per le imprese un fattore di competitività purché si agisca immediatamente: definire la propria posizione in una “dogana senza dogane” permette di pianificare investimenti tecnologici spalmati nel tempo.
Il data hub permetterà alle imprese di trasmettere i dati una sola volta (once-only principle), indipendentemente dal punto di ingresso delle merci nell’Ue, fornendo alle autorità una visione a 360 gradi delle catene di approvvigionamento in tempo reale, consentendo quindi un’analisi del rischio mirata ed efficace. Per le imprese, questo significa risparmi stimati in circa 2,7 miliardi all’anno in costi di conformità.
In un tale sistema la qualità del dato diventa il vero passaporto della merce. Investire in sistemi di tracciabilità che possano dialogare nativamente con l’hub europeo sarà il principale fattore di competitività per ridurre i tempi di sdoganamento.
Con l’introduzione del data hub, l’Ue punta a anche superare definitivamente la babele dei sistemi informativi nazionali, che spesso costringono gli importatori a interfacciarsi con 27 amministrazioni diverse.
Questo apre la strada allo sdoganamento centralizzato: le imprese potranno gestire tutte le loro operazioni attraverso lo Stato membro in cui hanno sede, eliminando la necessità di gestire procedure diverse in ogni porto o aeroporto di arrivo.
Inoltre, i servizi di consultazione su classificazione (Itv), origine (Ivo) e valore (Ivv) saranno integrati per offrire certezze legali più rapide e uniformi.
In particolare, le aziende con sedi in più Stati membri dovrebbero centralizzare la propria funzione doganale in un’unica control room aziendale, sfruttando le nuove procedure di sdoganamento centralizzato per ottimizzare il cash flow e la gestione dei dazi.
2 L’Authority unica
Il centro di controllo
Il coordinamento di questa enorme macchina sarà affidato alla nuova Autorità doganale dell’Ue (Euca), che avrà sede a Lille, in Francia.
L’Euca fungerà da centro di controllo operativo, gestendo il data hub e supportando gli Stati membri nella gestione del rischio a livello comunitario.
Questa autorità sarà fondamentale per prevenire il border shopping, ovvero la ricerca dei varchi doganali percepiti come meno rigorosi, garantendo che l’Unione agisca come un’unica barriera contro le frodi e le merci pericolose.
Nell’ottica delle imprese tale nuova entità dovrebbe essere vista non tanto come nuovo ente ispettivo, ma piuttosto quale punto di riferimento per ottenere standard interpretativi comuni.
Partecipare attivamente ai tavoli di consultazione che l’Autorità avvierà permetterà di anticipare i nuovi requisiti di conformità.
3 La nuova compliance
Il Trust & check trader
Anche il rapporto tra dogana e impresa subisce una trasformazione radicale in virtù della previsione del nuovo status di Trust & check trader. Mentre la qualifica di operatore economico autorizzato (Aeo) rimarrà disponibile per le piccole realtà, il regime Trust & check sarà riservato agli operatori che sono in grado di garantire la massima trasparenza, concedendo alle autorità l’accesso ai propri sistemi elettronici.
In cambio, questi partner massimamente affidabili potranno importare merci senza interventi doganali attivi, pagando i dazi periodicamente e godendo di controlli minimi.
Per le aziende, che dovrebbero eseguire da subito un check-up dei propri sistemi di audit interno, ottenere lo status di Trust & Check non sarà solo un bollino di qualità, ma una nuova marcia per operare nell’ambito di una supply chain “just-in-time” senza attriti doganali.
4 il nuovo e-commerce
Controlli e sicurezza
L’esteso universo dell’e-commerce riceve, con la riforma, un giro di vite necessario per colmare i vuoti normativi che finora hanno favorito la concorrenza sleale e l’ingresso di prodotti non sicuri. Le piattaforme online e i venditori a distanza saranno ora trattati legalmente come importatori, assumendosi la piena responsabilità per il pagamento dei dazi e la conformità dei prodotti alle norme Ue anche attraverso l’eliminazione della soglia di esenzione di 150 euro, utilizzata spesso per eludere i controlli tramite la sottovalutazione o il frazionamento delle spedizioni. Per i trasgressori sistematici, le sanzioni saranno pesanti, fino al 6% del valore annuo delle importazioni.
L’obiettivo della riforma è dunque anche sociale: proteggere i cittadini europei da prodotti contraffatti, pericolosi o non rispondenti agli standard ambientali dell’Unione.
Grazie alle nuove regole, i consumatori non avranno più “sorprese” al momento della consegna: i dazi e l’Iva saranno pagati al momento dell’acquisto sulla piattaforma, eliminando costi nascosti e complicazioni burocratiche per il destinatario finale.
Per le piattaforme e i venditori, sarà opportuno l’utilizzo di magazzini doganali situati all’interno dell’Ue per i flussi B2C. Una tale architettura potrebbe ridurre l’importo della “handling fee” e soprattutto renderà i controlli molto più fluidi e veloci.
5 Le sanzioni
Un sistema armonizzato
Infine, dal punto di vista sanzionatorio l’auspicio è quello di una maggiore armonizzazione del sistema, considerando che l’attuale parcellizzazione fa dipendere l’applicazione delle sanzioni e la riconduzione dell’illecito all’alveo amministrativo o penale (con differenze spesso marcate nell’ambito di quest’ultimo) dallo stato membro nel quale si commette l’infrazione, incoraggiando in questo modo il fenomeno del treaty shopping. Va detto che la rimarcata necessità, all’interno della riforma, di un sistema sanzionatorio che prediliga una base comune di infrazioni doganali e un richiamo all’applicazione dei principi di effettività, proporzionalità e dissuasione è da accogliersi con estremo favore. Anche in tale ottica, dunque, nella pianificazione dei propri flussi le imprese dovrebbero prestare particolare attenzione.
Dogane, unico data hub Sede di sdoganamento a scelta dell’impresa Pagina a cura di Gaetana Rota Benedetto Santacroce In un mondo segnato da tensioni geopolitiche, crisi globali e un’esplosione senza precedenti del commercio elettronico che spalanca le porte a un potenziale scambio di flussi incontrollato, la dogana smette di essere un filtro fisico e cartaceo per diventare un ecosistema digitale integrato, che vuole proteggere i cittadini in termini di sicurezza dei prodotti e al contempo fare da volano per la competitività del sistema industriale e produttivo. L’obiettivo è chiaro: trasformare la dogana in un motore di prosperità, semplificando la vita alle imprese oneste e contrastando fortemente chi tenta di eludere le regole. Un sistema unico di connessione e scambio dati per le merci in ingresso e in uscita, attuabile attraverso la previsione di un data hub centralizzato coordinato dall’apposita Authority: questo il cuore pulsante della rivoluzione in atto a mezzo della quale l’Unione europea ha deciso di eliminare le frammentazioni che finora hanno reso vulnerabile il mercato unico e di qualificarsi definitivamente come un’entità unica. Il 26 marzo 2026 segna allora una data storica per l’integrazione europea: il Parlamento e il Consiglio Ue hanno raggiunto un accordo politico complessivo sulla riforma doganale con l’ambizioso obiettivo di introdurre un’architettura moderna progettata per abbracciare l’era dei dati. La necessità di questa riforma, proposta originariamente dalla Commissione nel maggio 2023, punta a digitalizzare e semplificare le procedure, riducendo i costi operativi e la frammentarietà che finora ha visto gli importatori interagire con 27 amministrazioni diverse e oltre 111 sistemi informatici non sempre interconnessi. La trasformazione in corso rappresenta, allora, una grande opportunità per le imprese che dovrebbero iniziare da subito a mappare i propri flussi logistici in ottica digitale: la riforma elimina gradualmente il concetto di “dichiarazione cartacea” a favore di una trasmissione continua di dati e in tal senso adeguarsi oggi significa non subire shock operativi domani. 1 Le tappe della riforma Il data hub L’accordo prevede l’avvio di un mix di misure immediate e a lungo termine. Il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, con la maggior parte delle disposizioni applicabili dopo un periodo transitorio di 12 mesi. Le scadenze più ravvicinate riguardano l’e-commerce con l’introduzione dal 1° luglio 2026 del dazio temporaneo di tre euro per i pacchi sotto i 150 euro e la previsione, a partire dal 1° novembre 2026, della handling fee per coprire i costi amministrativi di gestione dei pacchi. Un po’ più a lungo raggio l’effettività del pilastro tecnologico della riforma, l’Eu Customs data hub - un’interfaccia digitale unica che deve sostituire gli attuali sistemi informatici nazionali - che vedrà la luce per l’e-commerce nel 2028, per poi aprirsi facoltativamente alle altre imprese nel 2031 e diventare obbligatorio per tutti nel 2034. Nonostante tali scadenze possano apparire ancora distanti, è proprio il tempo ancora a disposizione a costituire per le imprese un fattore di competitività purché si agisca immediatamente: definire la propria posizione in una “dogana senza dogane” permette di pianificare investimenti tecnologici spalmati nel tempo. Il data hub permetterà alle imprese di trasmettere i dati una sola volta (once-only principle), indipendentemente dal punto di ingresso delle merci nell’Ue, fornendo alle autorità una visione a 360 gradi delle catene di approvvigionamento in tempo reale, consentendo quindi un’analisi del rischio mirata ed efficace. Per le imprese, questo significa risparmi stimati in circa 2,7 miliardi all’anno in costi di conformità. In un tale sistema la qualità del dato diventa il vero passaporto della merce. Investire in sistemi di tracciabilità che possano dialogare nativamente con l’hub europeo sarà il principale fattore di competitività per ridurre i tempi di sdoganamento. Con l’introduzione del data hub, l’Ue punta a anche superare definitivamente la babele dei sistemi informativi nazionali, che spesso costringono gli importatori a interfacciarsi con 27 amministrazioni diverse. Questo apre la strada allo sdoganamento centralizzato: le imprese potranno gestire tutte le loro operazioni attraverso lo Stato membro in cui hanno sede, eliminando la necessità di gestire procedure diverse in ogni porto o aeroporto di arrivo. Inoltre, i servizi di consultazione su classificazione (Itv), origine (Ivo) e valore (Ivv) saranno integrati per offrire certezze legali più rapide e uniformi. In particolare, le aziende con sedi in più Stati membri dovrebbero centralizzare la propria funzione doganale in un’unica control room aziendale, sfruttando le nuove procedure di sdoganamento centralizzato per ottimizzare il cash flow e la gestione dei dazi. 2 L’Authority unica Il centro di controllo Il coordinamento di questa enorme macchina sarà affidato alla nuova Autorità doganale dell’Ue (Euca), che avrà sede a Lille, in Francia. L’Euca fungerà da centro di controllo operativo, gestendo il data hub e supportando gli Stati membri nella gestione del rischio a livello comunitario. Questa autorità sarà fondamentale per prevenire il border shopping, ovvero la ricerca dei varchi doganali percepiti come meno rigorosi, garantendo che l’Unione agisca come un’unica barriera contro le frodi e le merci pericolose. Nell’ottica delle imprese tale nuova entità dovrebbe essere vista non tanto come nuovo ente ispettivo, ma piuttosto quale punto di riferimento per ottenere standard interpretativi comuni. Partecipare attivamente ai tavoli di consultazione che l’Autorità avvierà permetterà di anticipare i nuovi requisiti di conformità. 3 La nuova compliance Il Trust & check trader Anche il rapporto tra dogana e impresa subisce una trasformazione radicale in virtù della previsione del nuovo status di Trust & check trader. Mentre la qualifica di operatore economico autorizzato (Aeo) rimarrà disponibile per le piccole realtà, il regime Trust & check sarà riservato agli operatori che sono in grado di garantire la massima trasparenza, concedendo alle autorità l’accesso ai propri sistemi elettronici. In cambio, questi partner massimamente affidabili potranno importare merci senza interventi doganali attivi, pagando i dazi periodicamente e godendo di controlli minimi. Per le aziende, che dovrebbero eseguire da subito un check-up dei propri sistemi di audit interno, ottenere lo status di Trust & Check non sarà solo un bollino di qualità, ma una nuova marcia per operare nell’ambito di una supply chain “just-in-time” senza attriti doganali. 4 il nuovo e-commerce Controlli e sicurezza L’esteso universo dell’e-commerce riceve, con la riforma, un giro di vite necessario per colmare i vuoti normativi che finora hanno favorito la concorrenza sleale e l’ingresso di prodotti non sicuri. Le piattaforme online e i venditori a distanza saranno ora trattati legalmente come importatori, assumendosi la piena responsabilità per il pagamento dei dazi e la conformità dei prodotti alle norme Ue anche attraverso l’eliminazione della soglia di esenzione di 150 euro, utilizzata spesso per eludere i controlli tramite la sottovalutazione o il frazionamento delle spedizioni. Per i trasgressori sistematici, le sanzioni saranno pesanti, fino al 6% del valore annuo delle importazioni. L’obiettivo della riforma è dunque anche sociale: proteggere i cittadini europei da prodotti contraffatti, pericolosi o non rispondenti agli standard ambientali dell’Unione. Grazie alle nuove regole, i consumatori non avranno più “sorprese” al momento della consegna: i dazi e l’Iva saranno pagati al momento dell’acquisto sulla piattaforma, eliminando costi nascosti e complicazioni burocratiche per il destinatario finale. Per le piattaforme e i venditori, sarà opportuno l’utilizzo di magazzini doganali situati all’interno dell’Ue per i flussi B2C. Una tale architettura potrebbe ridurre l’importo della “handling fee” e soprattutto renderà i controlli molto più fluidi e veloci. 5 Le sanzioni Un sistema armonizzato Infine, dal punto di vista sanzionatorio l’auspicio è quello di una maggiore armonizzazione del sistema, considerando che l’attuale parcellizzazione fa dipendere l’applicazione delle sanzioni e la riconduzione dell’illecito all’alveo amministrativo o penale (con differenze spesso marcate nell’ambito di quest’ultimo) dallo stato membro nel quale si commette l’infrazione, incoraggiando in questo modo il fenomeno del treaty shopping. Va detto che la rimarcata necessità, all’interno della riforma, di un sistema sanzionatorio che prediliga una base comune di infrazioni doganali e un richiamo all’applicazione dei principi di effettività, proporzionalità e dissuasione è da accogliersi con estremo favore. Anche in tale ottica, dunque, nella pianificazione dei propri flussi le imprese dovrebbero prestare particolare attenzione.
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